Capitava così che, passando di bocca in bocca, venissero spesso modificate nella forma se non nella sostanza, e talvolta addirittura attribuite ad autore diverso. Non a caso nel corso della manifestazione è stata rilevata l’esigenza di sottoporre a revisione critica la sua vasta produzione poetica. In una società ad indirizzo agro-pastorale, con un elevato tasso di analfabetismo, il sardo prevaleva sull’italiano e la poesia continuava a vivere una tradizione orale anche dopo la scomparsa del Poeta, avvenuta il 13 luglio 1915. La sua poesia e il suo stile, lineare ed efficace, sono diventati patrimonio dell’intera isola e pietra miliare per le future generazioni di improvvisatori. Con una interruzione dal 1932 al 1939 e una ripresa a condizione che non si parlasse di religione e di politica (voluta dal regime), le gare poetiche sono restate in auge fino agli anni Quaranta, allorché con la profonda trasformazione socio-culturale postbellica è incominciato il loro inesorabile declino. Siligo non avrà più poeti improvvisatori all’altezza di questo suo figlio, ma l’insegnamento del maestro resterà sempre vivo. Non pochi silighesi comunicavano in versi con i parenti lontani e qualcuno mantiene ancora viva questa simpatica tradizione, ma essi coltivano soprattutto la poesia “a tavolino” dove possono vantare un numero elevato di poeti affermati. Con questa iniziativa l’amministrazione comunale ha inteso onorare il grande Poeta e proporlo all’attenzione dei più giovani perché continuino a valorizzare quel poco che ormai resta della lingua madre, simbolo della nostra storia culturale. E mentre i cinque poeti ribadiscono in versi che i tempi dedicati all’improvvisazione poetica della società sarda si sono progressivamente ridotti, ci rendiamo conto che un’epoca è finita e che forse abbiamo avuto il privilegio di assistere ad una delle ultime gare.